Un prato
in quattro tempi

Paolo Icaro
19.09 2017 / 08.03 2018

È il campo del Filarete, la sua terra, a farsi materia da scolpire nella terza edizione di La Statale Arte.
Un work in progress lungo due stagioni
che Paolo Icaro ha progettato per il campo del Cortile della Ca’ Granda e che prevede il coinvolgimento attivo degli studenti dell’Ateneo.

Paolo Icaro per questo nuovo lavoro pensa di scolpire la terra: una terra che verrà rispettata, osservata nei suoi ritmi, piegata solo in ultimo per un disegno finale.

Il titolo pone l’accento sull’unità della materia che l’artista modifica, facendole acquisire nuovi valori semantici – un prato – e sui quattro tempi dell’intervento trasformativo, quattro fasi in cui la natura compie un ciclo autonomo di crescita: il dissodamento, la rastrellatura, la semina e i tagli.

Un ciclo di progressiva purificazione del suolo – dagli infestanti, dall’intervento umano – che culminerà, alla fine, con un segno di Icaro: una geometria, una spirale quadra, già proposta dall’artista in Etcoetera (Square Spirals) del 1978, una forma continua, di tradizione classica e mediterranea, che diventa misura di uno spazio concreto.

Un prato in quattro tempi è un fare collettivo, in cui il progetto dell’artista e il caso imposto dalla natura si intrecciano di continuo

(quanto i volatili violeranno le sementi? Quanto saranno piovose le stagioni? …) in uno spazio che è dimensione mentale. In questo processo il fare scultura diventa un lavoro paziente di accumulo molecolare, e la terra il materiale ottimale per la messa a punto dell’idea.

In una conversazione registrata da Nanni Loy nel 1966, Nuova scultura italiana, Icaro affermava: “io credo che la funzione della scultura sia di qualificare lo spazio”. E quando pensa di interpretare il cortile della Ca’ Granda, l’artista decide di non occuparlo, ma di creare un monumento invisibile, di percepire lo spazio fisico dalla base, dal manto erboso, e di realizzare un luogo di meditazione, un’occasione di riflessione sulle unità aristoteliche – ancora, dunque, una eco culturale di matrice europea – sul tempo, lo spazio e l’azione.

In Un prato in quattro tempi l’azione è gesto di insieme, atto corale orchestrato da Icaro e interpretato dagli studenti dell’Università, essi stessi seme di germinazione futura, attraverso gli atti dal dissodamento al taglio.

La scelta della terra come materiale della scultura, suolo che Icaro definisce “anima inerte della materia”, era già stata oggetto di riflessione sia nel Campo San Marino del 1967 sia nelle Ruote di fieno del 1993, ma è in occasione di una mostra alla Jack Tilton Gallery di New York del 1985, Reflections (while watering my plant) – mentre innaffio le mie piante, che l’artista definisce precisamente il senso di questa ricerca: “I see it happening at the marriage point between an interior spiritual structure and a natural structure”.

Un lavoro, dunque, di memoria, di radici culturali e di misurazione del dato reale.

I quattro tempi del titolo, se da un lato rendono merito alla formazione musicale di Icaro – un Allegretto, un Vivace, un Moderato e un Largo commisurati ai ritmi della natura – dall’altro riportano alle quattro fasi del suo processo creativo, già da lui enunciate nel 1968 e ancora titolo della recente monografia curata da Lara Conte: il “faredisfarerifarevedere”.

“il vedere precede il fare; il fare […] fa riferimento alla gestualità quotidiana […] fare volume in senso plastico. Il rifare è la ripetizione di uno o più gesti precedenti, eseguiti però ‘dopo’ e quindi avendo presente un contesto mutato […] Infine, il ‘vedere’, il giudizio o distanza critica dal vedere che viene ‘dopo’ e non ‘prima’ di avere fatto.”

Un prato in quattro tempi è dunque una visione, uno spazio mentale e fisico che viene osservato prima, per l’analisi, e dopo, per il giudizio critico, quando l’atmosfera, il suolo e la luce conosceranno il gesto umano.

Tutte le fasi del work in progress saranno documentate da una serie di fotografie di Raimondo Santucci (oggetto, poi, del catalogo Skira e di una mostra) e da riprese video ad opera del CTU – Centro per la Tecnologia e la didattica multimediale – della Statale.

UN PRATO IN QUATTRO TEMPI – Paolo Icaro
Cortile della Ca’ Granda, Università degli Studi di Milano, via Festa del Perdono 7
19 Settembre 2017 / 8 Marzo 2018
Lunedì-Venerdì 9-20 / Sabato 9-18
a cura di Donatella Volonté

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