Tasnerku + 1

Mikayel Ohanjanyan

Lungo la diagonale Est/Ovest del prato del Cortile d’Onore della Ca’ Granda, si trova Tasnerku + 1 (Dodici + 1), riproposizione ampliata dell’opera realizzata per la mostra Armenity curata da Adelina von Fürstenberg nel Padiglione Armeno, Leone d’Oro alla 56. Biennale di Venezia del 2015.


Tredici sculture, lunghezza complessiva 36 m ca.
dodici elementi, ognuno: 45 x 43 x 26 cm, disco 120 cm ø;
tredicesimo elemento: 110 x 90 x 53 cm, disco 245 cm ø
Basalto, corten, cavi di acciaio, 2015

Per la personale milanese, Ohanjanyan ha aggiunto a Tasnerku (Dodici) presentato a Venezia un tredicesimo elemento, di dimensioni molto maggiori, esterno alla linea diagonale dei dodici.

Le tredici pietre di basalto poggiano ognuna su un disco di corten; sui dischi posti in diagonale – quasi pagine in sequenza – corrono i versi di Aravot Luso, un inno composto da Nersēs Shnorhali, teologo e poeta del XII secolo, cathólicos patriarca d’Armenia che, nella lirica proposta, invita alla contemplazione di Cristo attraverso la natura.

Nel lavoro di Ohanjanyan l’interesse è però rivolto alla scrittura dell’inno, i cui trentasei versi iniziano ognuno con una lettera dell’alfabeto armeno: quindi un omaggio, più che al contenuto della lirica, alla lingua unificante della tradizione.

Tasnerku + 1 - Disegno - Mikayel Ohanjanyan

Mentre in Tasnerku presentata a Venezia i dodici elementi dell’installazione rimandavano alla perfezione ciclica propria di tutte le culture, i tredici dell’opera progettata per il cortile della Statale e disposti lungo la diagonale Est/Ovest compongono un numero primo, segno dell’unità e dell’inizio di un nuovo ciclo.

Nella teoria musicale, l’intervallo del tredicesimo accordo, pur contenendo tutte le note, è una dissonanza assoluta, simbolicamente un passaggio, una porta.

Se i dodici elementi di Tasnerku rimandavano alla perfezione ciclica così simboleggiata in tutte le culture, il 13 di Tasnerku + 1 rappresenta l’eterna distruzione e creazione della vita, la trasformazione, confermata dal rimando musicale all’ottava cromatica, composta di 13 suoni differenti, che iniziano e finiscono con la stessa nota, in toni diversi.

Karahunj

Si cambia partendo dalle proprie radici

Il ritmo di Tasnerku + 1 è un’eco di quello dei 223 megaliti in basalto del sito archeologico di Karahunj (Carahunge), nel sud dell’Armenia: databile al VI millennio a.C. Il luogo deve probabilmente il suo nome alle parole kar (pietra) e hunge (suono) e alluderebbe, dunque, alle “pietre parlanti”, forse per il suono del vento attraverso i fori dei menhir.

All’interno del complesso, infatti, 80 megaliti presentano fori circolari nella parte superiore e questo, come già per le pietre di Stonehenge, di molto successive, ha fatto pensare al ritrovamento del più antico osservatorio astronomico del mondo; più probabilmente, si tratta di una vasta e articolata necropoli, in cui i fori acquisterebbero la valenza simbolica di passaggio a una realtà immateriale.

Karahunj, particolare

Passaggio è un’altra parola chiave.
Tasnerku + 1 è, in primo luogo, una successione di porte, un invito ripetuto a oltrepassare la materia e una sintesi delle riflessioni di Ohanjanyan: i cubi di basalto hanno in sé tutte le opposizioni – peso e leggerezza, vuoto e pieno, stabilità e precarietà – e si pongono come codice espressivo in cui i segni rigorosi e la sapienza tecnica narrano la visione formale dell’artista e, in ultima analisi, la sua riflessione sull’uomo.

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