L’artista:

Paolo Icaro

Paolo Icaro (Pietro Paolo Chissotti) nasce a Torino nel 1936. Studia musica e nel 1956 si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Nel 1958 viene accolto nello studio di Umberto Mastroianni; proprio lui, per distinguerlo da due fratelli scultori omonimi operanti a Torino, gli suggerisce di cambiare nome: “Da oggi ti chiamo Icaro: vola, vola, vola!”

Alla fine del 1960 si trasferisce a Roma, dove nel 1962 tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Schneider e, tre anni dopo, è invitato alla IX Quadriennale Nazionale d’Arte.

Nel 1964, con Forma timbrica, vince il premio del Ministero per il Commercio con l’Estero alla III Biennale d’Arte della Ceramica a Gubbio. Nel 1966 si sposta a New York, dove risiede sino al 1968: qui realizza le Forme di spazio, ribattezzate da Ceroli Gabbie, strutture in profilati metallici in cui la scultura da oggetto nello spazio si fa luogo, origine di spazio. Nel 1967 tiene prima una personale alla Galleria La Tartaruga di Roma. Ancora nel 1967, alla Biennale di San Marino, presenta Campo di San Marino.

L’anno successivo, alla Bertesca tiene la personale Faredisfarerifarevedere. 0106768, titolo esemplificativo della sua poetica; a ottobre ’68 partecipa alla rassegna di Amalfi Arte povera più azioni povere. Nel 1969 è invitato a partecipare alle principali rassegne internazionali.

Nel 1971, nelle note di chiusura al catalogo della mostra Arte Povera. 13 Italienische Kȕnstler, al Kunstverein di Monaco, Icaro prende le distanze dal sistema espositivo contemporaneo e dalla mercificazione dell’agire artistico. L’anno successivo si trasferisce nel Connecticut, dove soggiorna sino al 1981. Durante gli anni Settanta realizza cicli di lavori come I luoghi del punto e Misure intime, percorsi di misurazione del corpo declinati attraverso l’utilizzo di materiali diversi fra cui il gesso, materiale che agisce sul tempo, conservando l’impronta del gesto rapido che lo ha plasmato.

Nel corso degli anni Settanta e Ottanta tiene mostre personali in importanti gallerie europee e americane. All’inizio degli anni Ottanta si trasferisce definitivamente in Italia: prende casa a Lecco e studio a Malgrate. Nel 1982 tiene una mostra personale al PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano. Nel 1987 affitta uno studio a Milano e il 13 Dicembre inaugura una personale alla Palazzina dei Giardini di Modena presentata da Dore Ashton e Pier Giovanni Castagnoli.

Nel 1990 esce la monografia curata da Mario Bertoni (Ed. Essegi, Ravenna). Nel 1995 Danilo Eccher cura la prima grande mostra retrospettiva alla Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento. Dal 1996 al 2001 apre il suo studio di Villa San Martino, Pesaro.

Nel corso degli anni Novanta è invitato a partecipare a numerose mostre collettive. Si segnalano: Arte italiana degli ultimi quarant’anni. Materiali anomali, curata da Danilo Eccher e Dede Auregli alla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna (1997); Au rendez-vous des amis. Identità e opera, a cura di Bruno Corà, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato (1998); Images. Italian art from 1942 to the present / Immagini. Arte italiana dal 1942 ai nostri giorni, a cura di Fabrizio D’Amico, European Central Bank, Francoforte (2000).

Nel 2006 è presente alla rassegna Museo Museo Museo. 1998-2006 Duecentocinquanta nuove opere per la GAM, curata da Pier Giovanni Castagnoli presso Torino Esposizioni, dove viene esposto il nucleo di opere acquisito dalla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino nel 2005. Nell’ottobre 2007 è invitato da Luigi Ballerini a realizzare un intervento permanente nella Hall of Italian Department alla UCLA – University of California at Los Angeles.

Prende poi parte a numerose mostre collettive, fra cui Time & Place: Milano – Torino. 1958-1968, Moderna Museet, Stoccolma, a cura di Luca Massimo Barbero (2008); Italics. Arte italiana fra tradizione e rivoluzione 1968-2008, Palazzo Grassi, a cura di Francesco Bonami (2008-2009); Trame. Le forme del rame tra arte contemporanea, design, tecnologia e architettura, curata da Antonella Soldaini ed Elena Tettamanti, La Triennale, Milano (2014); “… Ma un’estensione”. Gastini, Icaro, Mattiacci, Spagnulo, Venezia, Ca’ Pesaro (2015); L’Inarchiviabile / The Unarchivable. Italia anni ’70, a cura di Marco Scotini, FM Centro per l’Arte Contemporanea, Milano (2016).

Nel 2008 viene nominato Accademico di San Luca.

Fra le personali degli ultimi anni si segnalano: Modalità, Galleria Lorenzelli Arte, Milano (2006-2007); Faredisfarerifarevedere, a cura di Mario Bertoni, Centro d’Arte e Cultura Chiesa di San Paolo, Modena (2008); Le pietre di marmo, nell’ambito della XXV Biennale di Scultura di Gubbio, a cura di Giorgio Bonomi (2008); Biografia ideale, a cura di Ludovico Pratesi, Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro (2009); 15 Stele 15, a cura di Lara Conte, Galleria Niccoli, Parma (2010); Su misura, a cura di Lara Conte e Mauro Panzera, Galleria Il Ponte, Firenze (2011); I do as I did, Galleria Lorenzelli Arte, Milano (2011); retrospettiva sul decennio 1967 – 1977, Galleria P420, Bologna (2012); Living in America: sculptural events in Woodbridge, Galleria G7, Bologna (2012); Black & White. Reason and Passion, Galleria Lorenzelli Arte, Milano (2013); Tensioni, Studio La Città, Verona (2013).

Nell’aprile 2017 esce l’importante monografia Paolo Icaro faredisfarerifarevedere; in giugno è presentato dalle Gallerie Massimo Minini e P420 nella sezione Unlimited di Art Basel, dove propone Foresta metallica (1967). Vive a lavora a Tavullia, in provincia di Pesaro.

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